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lunedì 1 maggio 2017

L'inevitabile alterazione? (parte 2)

Il presente testo tradotto, è la relazione finale di un convegno di studi, tenuto a Salonicco (Grecia) sul concilio ortodosso di Creta (vedi qui) che, al momento in cui avveniva il convegno (settembre 2016), doveva ancora tenersi. Il convegno ha radunato alcuni nomi di spicco nel campo della teologia ortodossa nonché alcuni noti vescovi. Il giudizio espresso, in buona parte valido ancor oggi a concilio terminato, tocca dei punti molto interessanti che ho sottolineato. Il lettore noterà particolarmente:

- l'esplicita ammissione che tale assemblea conciliare (come avvenne nel Cattolicesimo) possa servire per un Nuovo Ordine Mondiale. L'evento subisce, dunque, influenze di potentati interessati ad un ordine geopolitico a cui le Chiese devono necessariamente adeguarsi;

- il concilio fa sua l'ideologia dell'ecumenismo il cui fine è l'instaurazione de facto di una superChiesa che non ingloba solo tutte le Chiese cristiane ma, pure, tutte le credenze mondiali. 

- perciò i documenti proposti al concilio cretese evitano accuratamente di condannare qualsiasi errore, come fece lo stesso concilio vaticano II e usano talora espressioni non chiare e piuttosto ambigue;

- le risoluzioni conciliari non sono volute dal popolo ma imposte autoritativamente dall'alto da una ristretta cerchia di alti prelati che non rispetta volutamente la prassi tradizionale dei concili ecumenici servendosi pure di una teologia artificiale, non espressione della fede vivente della Chiesa;

- questa relazione riassuntiva del convegno ammette l'esistenza di vescovi non formati teologicamente e spiritualmente e la contemporanea esistenza di un "pensiero postpatristico" che cerca d'introdurre alterazioni nella Chiesa ortodossa sotto pretesto di una presunta attenzione alle esigenze del mondo attuale. Il clero ortodosso privo di formazione tradizionale è accomunato da una mentalità simile o identica a quella del "neoclero" cattolico, una mentalità di fatto secolaristica.

Questi punti sono particolarmente interessanti anche per il lettore cattolico che vi troverà, perciò, una formidabile analogia con quanto avviene nella propria casa. 
Ci si chiede: anche in Oriente sta avvenendo un' "inevitabile" e imposta alterazione? Quello che è certo è che a lungo andare non possono convivere sotto lo stesso tetto la sensibilità tradizionale e quella modern(istic)a poiché esprimono di fatto punti di vista diametralmente opposti e di difficile conciliazione. 
L'ordine cristiano tradizionale, che obbedisce ai presupposti della rivelazione e della teologia antica, non può essere accolto da chi cerca di sovvertirlo, illudendosi di poterlo mantenere formalmente. Come il Vaticano II fu di fatto un concilio di "rifondazione" del Cattolicesimo, creando nei fatti una "nuova Chiesa", checché ne dicano i moderati suoi sostenitori, così il concilio di Creta, per quanto più prudente, sembra porre gli stessi fondamenti con le medesime inevitabili conseguenze che interverranno pian piano portando ad una graduale dissoluzione della pratica cristiana.
  

1. La teologia della nostra Chiesa è il dono della Rivelazione Divina, l’esperienza della Pentecoste. Non c’è Chiesa senza teologia e nessuna teologia al di fuori della Chiesa, teologia che ha parlato attraverso i profeti, gli apostoli, i Padri e i Santi Sinodi. Quando un Concilio non segue l’insegnamento ortodosso, non può essere un vero Concilio ortodosso, accettabile ai fedeli ortodossi. Ciò può succedere quando i partecipanti nel Concilio non hanno l’esperienza dei santi padri o, almeno, non li seguono poiché li interpretano erroneamente. In tal caso, i membri del Concilio proclamano insegnamenti eretici o finiscono per essere influenzati da obiettivi politici o da altri programmi. La moderna realtà ecclesiastica ha dimostrato che i membri di alto rango della gerarchia della Chiesa sono infatti spesso indebitamente e impropriamente influenzati da agende politiche. In molti casi possiamo vedere la creazione di una rivalità inter-ecclesiastica in cui predominano le priorità nazionali e politiche.

2. Dopo un lungo periodo di preparazione per la convocazione del santo e grande Concilio – 93 anni – dai temi, dai documenti preconciliari e dai commenti del comitato organizzatore notiamo una grande perdita del vero ideale di un Concilio, una perdita di pienezza e chiarezza teologica e, rispetto alle idee dei documenti che sono poi stati discussi, un problema ancora maggiore per l’ambiguità teologica con cui sono stati scritti.

3. Il fatto che non tutti i vescovi, ma solo ventiquattro, di ogni chiesa autocefala locale parteciperanno al Concilio, è estranea alla nostra tradizione canonica e conciliare. I documenti storici esistenti testimoniano, non la rappresentazione, ma la maggior partecipazione possibile dei vescovi di tutti i distretti della Chiesa in tutto il mondo. Inoltre, il fatto che questo Concilio non si caratterizzi come ecumenico a causa della nuova affermazione che “i cristiani occidentali non sono in grado di parteciparvi” (Patriarca Bartolomeo) è in diretto conflitto con i santi padri, che ha convocato i santi Concili senza la partecipazione degli eretici. Di conseguenza, è inaccettabile per i suoi organizzatori affermare che la sua autorità equivale e coincide con i Concili ecumenici. Questo Concilio non può essere chiamato Pan-Ortodosso, perché ovviamente non consente a tutti i vescovi ortodossi di partecipare. Ciò che è altrettanto privo di testimonianza nella nostra tradizione ecclesiastica e canonica, ed è per questo inaccettabile, è la regola “una Chiesa-un voto” con la necessità dell’unanimità tra tutte le Chiese locali. Ogni vescovo ha diritto al suo voto, poiché solo per i problemi non dogmatici è in vigore il principio di “lasciare che il voto della maggioranza prevalga”. Riteniamo inoltre che sia inaccettabile predeterminare le questioni e che il Concilio sia organizzato senza che il corpo direttivo dei vescovi delle chiese locali abbia sinodicamente espresso la sua posizione su questi temi.

4. I dialoghi teologici congiunti tra gli ortodossi e gli eterodossi svolti finora sono stati un tragico fallimento, come i pionieri di questi dialoghi stessi ora confessano. La cosiddetta offerta di aiuto, attraverso i dialoghi, all’eterodossia per il loro ritorno alla verità in Cristo e all’Ortodossia è ora nota come falsa e inesistente. In fin dei conti, questi dialoghi servono e promuovono gli obiettivi di un passaggio ad un Nuovo Ordine Mondiale e alla Globalizzazione. Una realtà importante attualmente ignorata, che i documenti preconciliari presentano, è il fatto che non c’è stranamente nessuna valutazione critica dei progressi fatti finora, nei dialoghi teologici congiunti tra la Chiesa Ortodossa e il resto della comunità cristiana, o nella partecipazione della Chiesa al movimento ecumenico e al WCC - qualcosa che era chiaramente presente nei testi della terza Conferenza preconciliare.

5. Il testo preconciliare intitolato “Relazioni della Chiesa Ortodossa con il resto del mondo cristiano” presenta una serie d’incoerenze teologiche e persino delle contraddizioni. Quindi, il primo articolo dichiara correttamente l’autocoscienza ecclesiastica della Chiesa ortodossa come “Chiesa unica, santa, cattolica e apostolica”. Tuttavia, il sesto articolo presenta una contraddizione con la formulazione dell’articolo precedente (1). Essa afferma che “la Chiesa ortodossa riconosce l’esistenza nella storia di altre Chiese cristiane e delle confessioni che non sono in comunione con essa”. Ciò solleva l’ovvia questione teologica: se la Chiesa è “una”, secondo il simbolo della fede e la coscienza della Chiesa ortodossa (articolo 1), allora come si parla di altre Chiese cristiane? È ovvio che queste altre Chiese sono eterodosse. Le “Chiese” eterodosse, tuttavia, non possono in alcun modo essere chiamate “Chiese” da parte degli ortodossi. Teologicamente, non ci possono essere molte “Chiese” con differenze dogmatiche e, pure, rispetto a molte questioni teologiche. Di conseguenza, poiché queste “Chiese” restano ferme nella cacodossia della loro fede, non è teologicamente corretto attribuire loro alcuna ecclesialità (specialmente in maniera ufficiale), e sono separate dalla “Chiesa Unica, Cattolica e Apostolica”. Nello stesso articolo (6) si trova una seconda grave contraddizione teologica. All’inizio dell’articolo si osserva quanto segue: “L’unità con la quale la Chiesa è distinta nella sua natura ontologica è impossibile a rompersi”. Alla fine dello stesso articolo, tuttavia, si afferma che la partecipazione della Chiesa ortodossa al Movimento Ecumenico è allo scopo di “perseguire un obiettivo oggettivo” di percorrere il cammino verso l’unità. “Qui viene sollevata un’altra domanda: poiché l’unità della Chiesa è un fatto, quale tipo di unità delle Chiese si ricercano nel Movimento Ecumenico? Forse ciò che s’intende è il ritorno dei cristiani occidentali all’Una e unica Chiesa? Questo non appare affatto dalla lettera e dallo spirito del testo nel suo complesso. Al contrario, si dà chiaramente l’impressione che la Chiesa sia infatti divisa e che gli obiettivi degli interlocutori mirino all’unità della Chiesa.

6. Il testo di cui sopra si muove all’interno dei confini della nuova ecclesiologia ecumenica, già articolata dal Concilio Vaticano II. Questa nuova ecclesiologia pone il riconoscimento del battesimo di tutte le confessioni cristiane come fondamento (la cosiddetta “teologia battesimale”). Gli scrittori del testo invocano il settimo canone del secondo Concilio ecumenico e il novantacinquesimo canone del sesto Concilio ecumenico, al fine di prestare validità canonica e legittimità sinodale a questa ecclesiologia cacodossa. Tuttavia, questi sacri canoni regolano solo la maniera in cui gli eretici pentiti vengono accettati nella Chiesa e non parlano in alcun modo dello stato ecclesiologico degli eretici, né parlano del processo di dialogo tra la Chiesa e l’eresia. Inoltre, certamente non implicano l’esistenza di sacramenti dell’eterodosso, né che tali eresie possano comportare la grazia divina. La Chiesa non ha mai riconosciuto né proclamato l’ecclesialità per coloro che sono in errore ed eresia. La “porzione dei salvatati” di cui parlano questi sacri canoni è solo nell’Ortodossia non nell’eresia. L’economia, che i canonici precedenti introduce, non può oggi essere applicata ai cristiani occidentali (cattolici e protestanti) perché mancano i presupposti teologici e i criteri che questi canoni specifici fissano. E poiché l’economia non può essere applicata in questioni che riguardano l’auto-consapevolezza dogmatica della nostra Chiesa, i cristiani occidentali sono chiamati a rinunciare e anatematizzare la loro eresia, abbandonare le loro comunità religiose, essere catechizzati e, nel pentimento, cercare l’accoglienza nella Chiesa attraverso il Battesimo.

7. Nemmeno nel testo sopra citato è menzionata alcuna specifica cacodossia [= credenza errata, ndt] o errore, come se lo spirito erroneo non esistesse più nei nostri giorni. Il testo non evidenzia alcuna eresia o distorsione negli insegnamenti e nella pratica ecclesiastica di coloro che sono nel mondo cristiano che sono fuori dell’ortodossia. D’altra parte, le differenze cacodossiche ed eretiche dagli insegnamenti dei Padri e dei Concili Ecumenici sono caratterizzate come “differenze teologiche tradizionali o possibili nuovi disaccordi” (§ 11), che la Chiesa Ortodossa e l’eterodossia sono chiamate a “superare” (§ 11). “Gli autori di questo testo desiderano l’unità delle “Chiese”, non l’unità della Chiesa di Cristo. Ed è per questo che non si trova alcuna chiamata al pentimento, né al rifiuto e alla condanna degli errori e dei falsi insegnamenti che si sono infiltrati nella vita di queste comunità eretiche.

8. I riferimenti testuali di cui sopra, si collegano a quanto statuito nel W.C.C. [il Consiglio Mondiale delle Chiese] (§§ 16-21) e valutano positivamente il suo contributo al Movimento Ecumenico, sottolineando la piena e uguale partecipazione delle Chiese ortodosse e il loro contributo “alla testimonianza della verità e alla promozione dell'unità dei cristiani” (§ 17). Tuttavia, l'immagine che ci viene data da questo testo per quanto riguarda il W.C.C. è falsa ed artificiale. Per cominciare, la stessa inclusione della Chiesa ortodossa in un'organizzazione che si presenta come una specie di “super chiesa” [ὑπερεκκλησία] e la sua convivenza e cooperazione con l'eresia costituiscono una violazione del suo ordine canonico e una violazione della propria autocomprensione ecclesiologica. L'identità teologica del W.C.C. è chiaramente protestante. La testimonianza della Chiesa Ortodossa nel suo complesso non è stata finora ricevuta dalle confessioni protestanti del W.C.C., come risulta dalla sua storia di settant'anni. Tutto ciò rende manifesto che il risultato finale del W.C.C. tende verso l'omogeneizzazione delle sue confessioni-membri attraverso un lungo e intrecciato sconfinamento. Tale testo nasconde la verità di ciò che è successo in questi dialoghi con le confessioni protestanti-membri del W.C.C. e la morte da esse raggiunta. Oltre a ciò, il testo non condanna l'inaccettabile prospettiva, da un punto di vista ortodosso, dei documenti comuni dell'Assemblea Generale del W.C.C. (Porto Alegre, Busan, ecc.), oltre a non menzionare i numerosi fenomeni degenerativi che ci troviamo, come la “liturgia di Lima”, l'intercomunione, la preghiera comune interreligiosa, l'ordinazione delle donne, la lingua inclusiva, l'accettazione dell'omosessualità da parte di molte confessioni e molto altro ancora.

9. Il cambiamento del calendario della Chiesa nel 1924, da parte del Patriarcato Ecumenico e della Chiesa di Grecia, fu un atto unilaterale e arbitrario, non essendo stata una decisione ortodossa [ossia di tutte le Chiese ortodosse, ndt]. Tale cambiamento ha frammentato l'unità liturgica tra le Chiese ortodosse locali, causando scissioni e divisioni tra i fedeli. La modifica del calendario è avvenuta attraverso l'alacre attività del Patriarca Meletios (Metaksakis), delle confessioni eterodosse e delle agenzie governative occidentali. [Nei riguardi del Concilio pan ortodosso] si è manifestato un impegno da parte dei dirigenti ecclesiastici che ha suscitato aspettative tra i fedeli che avvenisse una discussione e una soluzione di tale problema. Purtroppo, durante i lunghi procedimenti preconciliari, i “protestanti cattolici” e i “protestanti riformati” [i cattolici e i protestanti, ndt] hanno presentato una nuova discussione per l'Ortodossia: la “comune celebrazione della Pasqua”. Di conseguenza, l'interesse si è rivolto a questa nuova discussione e la precedente discussione per guarire la ferita contro l'unità liturgica nella celebrazione delle feste mobili (problema originato senza alcun motivo o bisogno pastorale) ha perso slancio. Anche se era la questione più urgente e bruciante, il calendario è stato rimosso dall'elenco dei problemi da discutere durante la fase finale dei preparativi per il Concilio e senza decisioni sinodali delle Chiese locali.

10. La storia dei Concili ecumenici conferma che ogni volta che sono stati convocati, è stata per una particolare eresia che stava minacciando l'esperienza nello Spirito Santo della verità ecclesiastica e della sua espressione nel corpo della Chiesa. Al contrario, il prossimo Concilio sarà convocato non per definire la fede in opposizione all'eresia, ma per concedere il riconoscimento e la legittimazione ufficiale alla paneresia dell'ecumenismo. Il procedimento nel suo complesso, la preparazione e l'argomento del Concilio sono il risultato dell'imposizione di un'oligarchia ecclesiastica, che esprime una teologia accademica, ossificata, zoppicante e senza spirito, tagliata fuori dal corpo ecclesiastico. Il giudice finale della giustizia e della validità delle decisioni dei Concili è sempre la pienezza della Chiesa – il clero, i monaci e il popolo fedele di Dio – che con la sua vigile coscienza ecclesiastica e dogmatica conferma o rifiuta tutte queste decisioni. Tuttavia, questo progettato Concilio manca completamente di quest'importante parametro, poiché, com'è stato dichiarato ufficialmente, il portatore della validità delle sue decisioni sarà la sua “conciliarietà”, non la sua pienezza ortodossa.

11. Un altro prerequisito fondamentale per la legittimità del Grande e Santo Concilio è riconoscere come ecumenico, così come fa la consapevolezza della Chiesa, l'VIII Concilio (879-880), riunito sotto san Fozio e il IX (1351) riunito sotto san Gregorio Palamas e che ha condannato gli insegnamenti eretici emananti dal Papismo. Ma questa possibilità non è nemmeno entrata nell'oggetto del Concilio o nei testi preconciliari.

12. La modalità ortodossa del digiuno è così forte nella coscienza dei pastori e delle persone, che non ha bisogno di riduzione o di adeguamento. Sono i pastori della Chiesa che hanno la responsabilità di acquisire una mentalità ascetica e di essere istruiti nella loro fede ortodossa per poter così insegnare al proprio gregge con discernimento, con l'esempio e facendo uso dell'inconcepibile ricchezza degli scritti dei Santi Padri. La nostra Chiesa ortodossa applica benevolmente l'economia, in tutta la sua grandezza, a tutti i cristiani ortodossi in tutto il mondo. Ci sono tanti testi dei santi Padri sul digiuno, sull'uccisione delle passioni e sui suoi salutari effetti che non c'è alcun bisogno di banalizzare tale questione sottoponendola alle revisioni postpatristiche con la loro mentalità minimalista, revisioni che pretendono di prestare attenzione all'uomo moderno. Se il prossimo Concilio impone nuove riforme sul numero dei giorni di digiuno e sul tipo di cibo, scimmiotterà il totalitarismo che caratterizza la legge canonica papale che regolamenta ufficialmente tali cose, soffocando pure l'economia stessa.

13. Nel corso del XX secolo l'ecumenismo si è degenerato e tasformandosi oramai in una fantasia pan-religiosa. L'incontro interreligioso e le preghiere comuni fra ortodossi e leader delle religioni del mondo (ad esempio ad Assisi) testimoniano che l'obiettivo finale dell'ecumenismo è l'accettazione reciproca di tutte le religioni e la loro fusione in un grottesco corpo “religioso”, un incubo pan-religioso, che cerca di negare la verità salvifica dell'Ortodossia. Alla luce di ciò, è impossibile giustificare la cooperazione interreligiosa, né può essere fondata sulla sacra Scrittura o sugli insegnamenti dei santi Padri. Le parole ispirate da Dio all'apostolo sono cristalline: “Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c'è tra la giustizia e l'iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre?” (2 Cor 6, 14). Inoltre, l'ideale della convivenza pacifica, spinto dai dialoghi interreligiosi ad nauseam, è impossibile, in quanto contrasta direttamente con le parole del Signore: “Se mi hanno perseguitato, perseguiteranno anche voi” (Gv 15, 20) e con le parole dell'Apostolo, “Tutti quelli che desiderano vivere piamente in Cristo Gesù subiranno persecuzioni” (2 Tim 3, 12). Coloro che hanno partecipato fino ad ora a questi dialoghi, non sono stati purtroppo in grado di trasmettere l'insegnamento cristiano ortodosso, né la loro testimonianza ha portato alla conversione all'ortodossia di una sola persona di un'altra religione. D'altra parte, ora hanno raggiunto lo spiacevole risultato di essere sconfitti in quanto illusioni ed eresie, poiché presentano dichiarazioni blasfeme, scandalizzano il fedele popolo di Dio, conducono all'inganno coloro che sono deboli nella fede e provocano una grande erosione spirituale e una corruzione nella mentalità ortodossa. Oltre a ciò, nonostante la pletora di dialoghi svolti finora, non solo il fanatismo islamico non è diminuito, ma sta ulteriormente crescendo.

14. Dobbiamo essere ispirati dalle lotte dei profeti dell'Antico Testamento e dei santi padri della nostra Chiesa per proteggere la sacra Fede [Παρακαταθήκη]. Come loro, ci troviamo di fronte a tentativi di adulterare la fede ortodossa, come fu con la fede mosaica nell'Antico Testamento in cui, prima i cananei, poi i babilonesi e gli egiziani, minacciarono di contaminare la fede nell'unico Dio. I grandi uomini – i profeti, i re, i leader politici e altri – hanno lottato con coraggio per preservare tale pura fede. Combatterono, in particolare, contro i vari falsi profeti emergenti di volta in volta.

In sintesi, concludiamo che il prossimo “Grande e Santo Consiglio” non sarà né grande né santo perché, basandosi sui fatti attualmente in essere, non sembra conforme alla tradizione sinodale e canonica della Chiesa Cattolica Ortodossa. Sembra, inoltre, che non funzionerà veramente come una vera e propria continuazione degli antichi e grandi Concili ecumenici e locali. Il modo in cui i documenti preconciliari sono formulati, con una apparenza dogmatica, non lasciano spazio al dubbio che il Concilio in questione non miri a concedere l'ecclesialità all'eterodossia e a espandere i confini canonici e sacramentali della Chiesa. Tuttavia, nessun Concilio pan-ortodosso ha l'autorità di delineare l'identità della Chiesa diversamente da quella che è sempre stata ed è attualmente. Non vi sono, inoltre, indicazioni sul fatto che il Concilio in questione vorrà condannare le eresie moderne, in particolare la pan-eresia dell'ecumenismo. Al contrario, tutto indica che il prossimo grande e santo Concilio è un tentativo di legittimare e consolidare questa pan-eresia. Tuttavia, siamo convinti che tutte le decisioni che esprimano uno spirito ecumenico non saranno accettate dal clero e dal popolo di Dio, mentre il Concilio stesso sarà registrato nella nostra storia ecclesiastica come uno pseudo-Sinodo.

6 commenti:

  1. A proposito di Teologia recentemente mi è ricapitato sotto gli occhi il Discorso sulla Preghiera di Nilo Asceta in cui recita: "se sei teologo pregherai veramente. E se preghi veramente sei teologo." Qua si capisce la distanza che separa una vita spirituale dal vuoto pneumatico dei moderni teologi a la page...

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  2. Gentile Ioannis,

    è proprio così ma questo è tutt'altro che visto da moltissimi del mondo cattolico dove esiste un divorzio tra spiritualità e teologia perché quest'ultima fa parte solo di "esercizi" mentali e filosofici dei più bravi, mentre la prima è lasciata ai creduloni e al popolino (l' "élite" teologica lo crede!).

    D'altronde cos'è la "teologia" di un Vito Mancuso, se non cacodossia, dal punto di vista delle fonti cristiane? Costoro vengono lanciati alle stelle proprio per la loro capacità distruttiva, cosciente o no che sia ... Non meno pericolosi sono i teologi "moderati" che come i "semiariani" si illudono di trovare una via di uscita rimanendo su basi false.

    Questo è un dramma autentico che ha svuotato totalmente il Cattolicesimo, ad eccezione di quegli ambienti che ancora cercano di resistere a questa "ghiacciaia invasiva" della "teologia mentale" e artificiale che, lo ricordo!, ha creato riforme su riforme, non ultima la riforma liturgica e il rinsecchimento della liturgia stessa (oramai gran parte del clero cattolico non recita neppure più il brevissimo "breviario"!).

    D'altronde quando molti anni fa studiavo teologia cattolica, sentivo nel mio cuore che qualcosa non tornava, che il meccanismo da un certo punto in poi non riusciva a trasmettere il movimento che vedevo ai suoi inizi. Lo sentivo col cuore (poiché nella mente ero ingannato) ma non riuscivo a capire come e dove nasceva il problema.

    Ora lo so e tutto nasce dal divorzio tra sana spiritualità e teologia dove quest'ultima non si nutre più della prima e non si fonda più sulla prima ma su presunzioni accademiche ed ecclesiastiche!
    Così i teologi occidentali sono oramai dei filosofi i quali, come i bimbi nella stanza dei giocattoli, giocano con i concetti finendo pure per contraddirsi.

    Il mondo ortodosso, che è facilitato ad avere un orientamento più sano, finisce attraverso alcuni suoi rappresentanti (non casualmente del patriarcato ecumenico) per essere come quei teologi occidentali, soggetti ed affascinati ad essi grazie ad un pesante senso di inferiorità tipicamente balcanico che o prima o poi si vede esplosivamente.

    Ecco perché sotto sotto odiano il monachesimo sano che rappresenta le loro antiche tradizioni, tradizioni in definitiva apostoliche.
    E' un vero e proprio tradimento delle proprie radici, fatto per giunta con il desiderio di "dire qualcosa di nuovo".
    E infatti un vescovo greco (del patriarcato ecumenico) mi diceva: "Ma cosa dicono in Grecia? Sempre le stesse cose!".

    Hai capito? Vogliono le novità, adesso, giusto per distinguersi e passare alla storia!

    Certamente passeranno nella memoria dei posteri, ma non saranno ricordati affatto bene! Purtroppo alcuni di loro sono troppo pieni di sé per rendersene veramente conto. Altro dramma nel dramma...

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  3. Da cattolico, non posso che condividere. Non da oggi mi sono reso conto di questo parallelismo tra la deriva del Cattolicesimo dagli anni '50 in poi e quella dell'Ortodossia attuale. Smisi di rinnovare l'abbonamento ad una Rivista, che è stata benemerito ponte tra l'Occidente cristiano e i Paesi "oltre la cortina di ferro", proprio per la minima perspicacia rispetto a tale deriva.
    Grazie per questi ottimi contributi.
    p.s.
    Ma che fine ha fatto il commento che avevo inviato al post "L'anima di una chiesa"?
    Lycopodium

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  4. Vedo che ha capito perfettamente lo spirito con cui ho messo questi post.

    Il mondo cattolico è attanagliato da una piovra che ne snatura la sostanza e lo scollega dalle sue radici, che poi sono radici comuni con il mondo ortodosso.

    Il mondo ortodosso sta iniziando ad essere sconvolto perché le "mode" e le presunzioni teologiche di teologi fanfaroni, scollegati dall'esperienza spirituale della Chiesa, stanno prendendo piede nella struttura attraverso certe allusioni nei documenti del concilio di Creta. Così viene detto in questo post e lo vedremo soprattutto nel prossimo.

    La questione è veramente delicata e pesante perché ora è stato fatto un piccolo "Vaticano II" nell'Ortodossia e ci sono reazioni disparate e molto forti. Non escluderei qualche futuro scisma.
    Nell'Athos perfino i più moderati dicono che questo concilio (che imita il Vaticano II) invece di risolvere i problemi ne ha creati di altri.

    Ovviamente da noi si dipinge d'oro anche uomini di carbone ma tutto questo, caro lycopodium, fa parte di una agenda internazionale, non dimentichiamolo!

    Per motivi geopolitici è necessario cambiare le società e per cambiare le società bisogna cambiare le Chiese! Una Chiesa, come quella ortodossa, che è ancora ancorata al "medioevo" deve essere "svegliata" da uomini "illuminati" che si servono di prelati compiacenti o ricattabili. Questo è successo nel Cattolicesimo (e sta succedendo ancora) e le pare che non debba succedere nell'Ortodossia?

    La cosa, fatte le dovute differenze, fa pensare alla crisi iconoclasta che si è trascinata per qualche secolo, provocata dagli imperatori bizantini.
    Anche allora la Chiesa dovette soffrire e sottomettersi poiché l'imperatore pensava politicamente (avendo a che fare con regni islamici) e combatteva chi "osava" fare immagini sacre.

    Oggi l'agenda è quella dei "diritti umani", "diritti dei gay", "diritti" in ogni dove e la Chiesa ortodossa che parla in pratica solo dei "diritti" di Dio (pur non usando questo vocabolario) è un vero e proprio intralcio!

    In un prossimo post (che sarà molto lungo) metterò la genesi di tutto questo mostrando, attraverso la conferenza di un igumeno greco, come la Chiesa ortodossa si stia letteralmente dibattendo da una piovra modernista. Sono cose da piangere ma che fanno tanto pensare a quanto è successo è in parte succede ancora nel mondo cattolico (poiché chi reagisce in Occidente è oramai una piccola minoranza) ...

    Davanti a ciò direi che ogni valutazione antilatina degli ortodossi diviene di secondaria importanza.

    Cercherò il suo post poiché temo che sia scivolato in qualche cartella sbagliata. Grazie per la sua attenzione!

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  5. Non commenterò quanto da Lei trascritto nel post, perchè ovviamente parla da solo. La malattia spirituale è ormai diventata un cancro in qualsiasi ambiente detto "cristiano", sia in oriente che in occidente. E la possibilità di uno scisma è veramente da ritenere.

    Ma mi permetta di soffermarmi su un punto che mi ha colpito, seppur rischiando di allontanarmi dal cuore della discussione: conoscevo da qualche tempo i dibattiti sulla validità dei sacramenti dei cattolici (e soprattutto il battesimo) fra i teologi ortodossi, e -per quanto sappia- la pratica del ribattesimo è difusa in alcune chiese ma non in altre. Come viene presentata questa questione negli ambienti ortodossi non feriti dal modeernismo?

    Grazie tanto, come sempre

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  6. Il cancro infetta gli ambienti ecclesiali che ne sono esposti, non quelli che si proteggono. Questi ultimi ci sono ancora, anche se tendono a nascondersi, giustamente visti i tempi!
    Purtroppo prevalgono gli altri e i "grandi centri" delle Chiese storiche che sono realmente infettati perché sono come "scolaretti" che devono preparare i compiti per chi ha interessi geopolitici, compiti che possono durare anche anni ma che o prima o poi devono arrivare al loro scopo prestabilito!
    Sto traducendo un lungo intervento ma assai illuminante su questo aspetto e, appena possibile, lo metto on line.

    Per quanto riguarda la validità dei sacramenti, il battesimo amministrato nel nome della Trinità è ritenuto ovunque valido. Il problema non è tanto questo quanto, per l'Ortodossia, l' ambiente nel quale poi si amministra questo battesimo. Un ambiente nel quale non viene professata la pienezza della fede ne "paralizza" l'efficacia. Per questo alcune Chiese non ribattezzano e si limitano a ricevere la persona previa confessione della fede. Altre ribattezzano non tanto perché ritengono automaticamente "invalido" il sacramento ricevuto (infatti lo riamministrano "sub condicione") ma per una sicurezza più grande.

    Questa e altre questioni salteranno fuori anche nel prossimo intervento che pubblicherò ma se ci si polarizza qui si rischia di passare in secondaria importanza quanto è capitale: l'individuazione di un disegno geopolitico sopranazionale con il quale le società devono cambiare e, di conseguenza, pure le Chiese. Alla fine, l' "unità" del Cristianesimo non è ricercata nel modo tradizionale (con confronti dogmatici e analisi spirituali) ma a tavolino, con il solo cervello, prescindendo da dogmi e spiritualità, perché si deve unire il Cristianesimo per poi unirlo in qualche modo ad ogni altra credenza.
    I "dialoghi teologici" in essere sono pura polvere gettata sugli occhi degli ingenui, perché la realtà ecumenistica è di fatto indifferente ai vari credi professando una unità delle religioni esclusivamente su quanto ci può essere in comune tra loro e tralasciando ogni altra cosa, vista da loro come priva d'importanza. Infatti, alla fine, ad un politico e ad un rappresentante dell'alta finanza che "caccia" i soldi per queste iniziative, che gli può importante della religione?

    Chi ispira questi "giochetti" molto pericolosi mettendoci pure molti capitali (perché nessuno si domanda mai "chi paga?") si aspetta un vantaggio non da poco. Ovviamente questo comporterà (e sta comportando) l'alterazione delle confessioni cristiane, il tradimento dalle loro radici. SOLO QUESTO spiega come mai personaggi teologicamente ignoranti come l'attuale papa siano gli uomini "ideali" per l'attuazione di questo disegno...

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