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lunedì 12 giugno 2017

Speculazione sulla devozione?

L'arrivo delle "reliquie" (?) di sant'Elena in Grecia
Viviamo in tempi in cui si deve continuamente avere gli occhi aperti perché il rischio dell'alterazione è sempre dietro l'angolo. Nelle Chiese istituzionali è difficile trovare riposo, pace spirituale, tanto sono invase da cose strane, oramai ...
Una recente grande "novità religiosa" interconfessionale (riguarda sia il Cattolicesimo sia l'Ortodossia) è stata il trasporto delle reliquie di sant'Elena imperatrice da Venezia, dov'erano custodite, in Grecia. Qui sono rimaste per un mese (da maggio a giugno) e all'interno di questo stesso mese di giugno dovrebbero tornare nella città lagunare.

Se si tratta di tributare l'onore ad una santa che unisce idealmente sia il mondo cattolico che quello ortodosso, non sarò certo io ad oppormi.
E non mi oppongo né polemizzo verso la spontaneità popolare che vede nelle reliquie un mezzo con cui rapportarsi a Dio che ha santificato il santo di cui ci rimangono i resti mortali.

Il punto non è qui. Il punto è un altro da me sintetizzato nel titolo di questo post: nel caso delle reliquie di sant'Elena c'è stata speculazione?

Il basso clero e il popolo possono, infatti, non sapere la verità sulle reliquie veneziane di sant'Elena ma gli alti prelati e gli organizzatori come possono non aver saputo almeno qualcosa? Ammesso che pure non l'abbiano saputa, come hanno potuto dar immediata fede alle reliquie veneziane della santa?

La verità è che queste reliquie, che hanno avuto una trionfale accoglienza in Grecia, dinnanzi alle quali sono stati organizzati diversi eventi (e gli eventi costano soprattutto in tempo di crisi!), sono molto dubbie, anzi molto probabilmente false

A quanto dovrebbe rimanere di sant'Elena sono stati tributati onori statali, come alla mummia di un faraone portato a Parigi per essere esaminato scientificamente, anni fa. La differenza è che mentre la mummia era autentica, il corpo di sant'Elena molto probabilmente non lo è affatto.

Non vorrei che qualcuno, nonostante sia stato informato di ciò, abbia ritenuto la cosa irrisoria, visto che oramai era importante avviare la macchina organizzativa, con gli inevitabili benefici pratici (pensiamo, ad esempio, a quelli relativi alle relazioni ecumeniche tra Cattolicesimo ed Ortodossia, giusto per non essere venali). Oh, sì, tutto bene ma... lo si può fare con delle reliquie che molto probabilmente sono delle pseudo reliquie? Se il fine giustifica i mezzi, sì. Ma la Chiesa può mai servirsi di questo sistema machiavellico?

Io stesso ho informato qualcuno un po' in alto relativamente alla questione. Ho avuto come risposta solo silenzio. Ho provato molta vergogna e imbarazzo, una vergogna e imbarazzo che, però, non avrei dovuto provare io... 

La prova schiacciante di tutto ciò la desumo da una relazione sui resti di sant'Elena, stilata da due studiosi degnissimi di fede: Corrain e Capitanio. Ne trascrivo il testo.

"L’urna [di santElena] si trova nella cappella Borromeo, sotto l’altare, munita di un coperchio di vetro, semplicemente appoggiato (i ganci sono rotti o mancanti). Una ricognizione era stata fatta dal dr. Ulisse Canziani il 22 ottobre 1929. Ne risultò il seguente inventario: il teschio mal ridotto, 5 vertebre e frammenti; 4 costole e frammenti; manubrio e corpo sternale; sacro con sacralizzazione della quinta lombare e le ossa iliache; la clavicola sinistra e la scapola destra; gli omeri; il radio sinistro e il destro diviso in due metà; l’ulna sinistra e il terzo superiore della destra; 6 ossa del carpo e 4 falangi della mano; i femori e le rotule; la tibia sinistra; i calcagni; un astragalo; uno scafoide e una falange del piede. Il medico misurò in cm la lunghezza delle 6 ossa lunghe degli arti ottenendone una statura di cm 153, modesta ma non troppo, per una donna. Rivedendo le cifre delle singole paia di ossa, siamo arrivati a constatare la scarsa variabilità tra le dette coppie per quanto riguarda i dati di statura (151, 2-152,7 cm): appartenenza ad un medesimo soggetto".

La relazione, dunque, riporta nella parte iniziale quanto era stato rinvenuto nel 1929: un teschio e alcune ossa.
Ben diversa è la situazione rinvenuta recentemente. La relazione, infatti, prosegue così:
"Di tutto l’inventario si conservano i soli resti del teschio racchiuso entro una maschera, argentea, da noi aperta con difficoltà; il resto dello scheletro era racchiuso in un contenitore di peltro, dalle grosse pareti. Un bellissimo vestito di broccato aveva potuto nascondere il misfatto abbastanza a lungo, cioè fino alla nostra ricognizione. Il contenitore di peltro, di forma allungata, quasi a simulare il corpo della santa, era stato (forse di recente) squarciato dalla parte dei piedi. Dentro non c’era più nulla!"

Quindi oggi delle supposte reliquie della Santa esiste solo un cranio: tutto il resto è sparito da tempo. Il cosiddetto "corpo" composto nell'urna portata in Grecia non può, allora, che essere un bambolotto rivestito! La venerazione al corpo della Santa si è rivolta ad un bambolotto confezionato con pregevoli (e costosi!) vestiti.
Ma vediamo l'osservazione scientifica sul cranio, l'unica cosa rimasta:

"Diciamo qualcosa in merito ai resti del teschio malconcio, da noi rilevati. La pelle mummificata ricopre una parte della faccia. L’età di morte poteva essere senile: usura dentaria fino alla cavità pulpare dei M2 e M3 sinistri; suture del tutto sparite, anche internamente. C’è qualche dubbio sul sesso femminile: faccia piccola, infantiloide, con frontale probabilmente bombato. Ma riconosciamo che il margine sopraorbitario è grossolano, che la teca cranica è piuttosto spessa e che i rilievi nucali e l’inion sono più che discreti.
L’occipitale saldato a parte dei parietali dà l’impressione di una testa larghetta., le orbite, molto piccole e piuttosto allontanate (27 mm) sono rettangolari e ce lo conferma l’indice di forte cameconchia (71, 2). Il naso non presenta infossatura alla radice; le ossa nasali formano diedro molto aperto. Arrischiamo un indice nasale (46, 9) di leptorrinia finale. Tratti descrittivi: foro parietale unico e centrale; molti wormiani lungo la s. lambdoidea; naticefalia; occipite arrotondato; zigomi ampi e massicci; fosse canine assenti; mento dallo spessore notevolissimo. Non possiamo escludere qualche tentativo di restauro, operato nel passato: la testa sembra rivestita all’interno di creta mista a lacca o simili; nella mandibola un incisivo laterale è inserito da premolare" 
(C. Corrain-M. A. Capitanio, “Ricognizioni di alcune reliquie, attribuite a santi orientali, conservate in Venezia”, in Quaderni di scienze antropologiche 21 (1995), pp. 43-45).

Lo studioso Corrain ha preferito sfumare molto le sue affermazioni ma da qualche altro membro della stessa commissione di ricognizione presente al momento in cui veniva esaminato il cranio, vengo a sapere che al 70-75% il cranio attribuito a sant'Elena è maschile perché il frontale non è bombato, come, al contrario lo è nel caso del sesso femminile. Lo studioso, infatti, non dice che il cranio è bombato ma che "presumibilmente" avrebbe dovuto esserlo, se fosse stato femminile. 

Nel Medioevo non erano poche le pseudo reliquie. Questo dovrebbe essere noto a tutti. Allo stesso modo, si dovrebbe esercitare un minimo di prudenza quando si attribuisce a dei resti mortali una certa identità, soprattutto quando questi resti hanno avuto un percorso storico molto tumultuoso, come le supposte reliquie di sant'Elena. Andare a colpo sicuro, vendendo al popolo l'idea che quanto gli si fa vedere è sicuramente il corpo di sant'Elena (quando molto probabilmente non lo è neppure l'unica cosa rimasta, il cranio) fa sospettare semplicioneria, molta ingenuità e forse una certa malafede, almeno da parte di alcuni. Se poi c'è malafede ci può essere qualcuno che ne ha tratto vantaggio.
Pensare di "rinfocolare" le stesse relazioni ecumeniche con delle "quasi pseudo reliquie" fa tanto pensare ad una speculazione.

Certo, in un'epoca di plastica come la nostra nessuno si meraviglia che ovunque ci possano essere pseudo realtà e pseudo verità. 

Ma se si è obbligati a doverlo vedere nella Chiesa, ogni volta è un trauma e non se ne esce affatto bene!

4 commenti:

  1. Risposte
    1. Oh sì, sono i soliti pasticci dei preti (= "Siccome ho l'autorità sono io a stabilire il vero e il falso"). Tanto i siti cattolici anche se lo vengono a sapere non interessa loro, dal momento che non si parla di gay pride e di family day, uniche "vere urgenze" del momento. Qui la morale è solo una questione di mutande e poco oltre ...

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  2. Segnalo un 'accuratissima e molto dettagliata ricostruzione storica sulle reliquie di Sant'Elena che conferma quanto lei scrive. Questo il link https://reliquiosamente.com/2015/05/10/santelena-le-peripezie-delle-spoglie-di-unimperatrice/

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    1. Sono cose che sapevo ma che non ho trascritto qui per non rincarare la dose.
      Quindi in nome dell'Ecumenismo e del presunto "dialogo di amore", come si diceva enfaticamente e un po' assurdamente nel caso dell'incontro tra Atenagora e Paolo VI, ora si fa pure giro di reliquie false o quasi.
      Che i chierici odierni non abbiano la caratura di quelli delle generazioni passate lo vediamo anche qui: fino a qualche decennio fa almeno per pura prudenza uno si sarebbe fermato, si sarebbe informato. Questi no, partono in quarta e mettono in mezzo pure lo Stato (che non avrà semplicemente presenziato ma avrà stanziato qualche fondo!). In un'epoca, poi, in cui non ci sarebbero soldi da buttare via...
      Vede, mi sembra di vedere i nobili di Versailles che non capivano la condizione del popolo finché per loro la storia è finita per sempre. Così oggi i chierici nei confronti della realtà e se si sveglieranno sarà oramai troppo tardi...

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