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venerdì 2 giugno 2017

Testi della liturgia tradizionale romana nella festa dei santi Pietro e Paolo (29 giugno)

Presento ai miei amabili lettori un piccolo libro che raccoglie i testi liturgici nel rito romano tradizionale per la festa dei Santi Pietro e Paolo (29 giugno). Questo libro è disponibile nella libreria "Lulu.com" al presente link. Il costo dell'opera è di 5 euro (spese di spedizione escluse) ed è stampato in b/n. I testi di questa liturgia sono presenti in vari siti internet ma non sono sempre corretti, contenendo inevitabili sviste tipografiche o qualche errore. Nei limiti del possibile ho cercato di purificare tali testi raccogliendoli in un pratico libretto. Per averne visione basta scorrere l'anteprima sotto disponibile. Si tenga conto che i tempi di spedizione dello stampatore "Lulu.com" variano dai 10 giorni alle 2 settimane, avvenuta la stampa.




Per me abituato alla frequenza dei testi liturgici bizantini, i testi romani, pure tradizionali, mi sembrano piuttosto "magri". Senza nulla togliere al loro valore simbolico e alla loro venerabile antichità, mi sembrano, almeno in parte, privati di quell'opera tipica degli ambienti monastici. In monastero la Scrittura si "rumina", si medita la si fa parte della propria vita. Perciò i testi liturgici che nascono dai monasteri sono un "impasto" di testi biblici, vita di santi, teologia, richieste che provengono dal profondo del cuore umano. Questo lavoro di "impasto" è ridotto al minimo nel rito romano tradizionale (non considero, infatti, quello riformato perché lo ritengo qua e là contaminato da concezioni piuttosto secolari), mentre lo si riscontra ampiamente nel rito bizantino che consente all'anima di "volare" verso il Cielo. In questo rito, per quanto degno di ogni rispetto, tutto è molto contratto al punto che prevalgono esclusivamente i testi biblici.
Corre alla mia mente un paragone:
per fare un dolce una brava cuoca ha bisogno di farina, latte, uova, zucchero. Le impasta assieme e pone il tutto in forno per il giusto tempo di cottura.
La liturgia bizantina è qualcosa di simile: ha molti elementi ben impastati e vissuti.
Nel caso del rito romano (tradizionale) l'impasto rimane, purtroppo!, piuttosto povero... Ciononostante la propongo perché ha una sua dignità e una sua rispettosissima storia che è bene considerare.

10 commenti:

  1. Gentile sig. Pietro C.,

    sappia che io spesso la penso come lei e ho un grande amore per l'Oriente Cristiano e un particolare interesse per la liturgia antica, sia romana che bizantina (come si può evincere dal mio sito https://traditiomarciana.blogspot.it/, cui la pregherei di dare un'occhiata).
    Tuttavia, non mi trova d'accordo parlando della povertà del rito romano rispetto a quello bizantino: indubbiamente, il rito Tridentino ha perso molto rispetto ai testi liturgici originali, e come quantità e poesia dei testi è molto spesso inferiore agli omologhi orientali (per di più, come segnala Lei, ha rinunciato in favore dei testi biblici a molte preghiere patristiche). Tuttavia, la canonicità con il quale essa è officiata dà alla liturgia romana una particolare spiritualità, trasmettendo veramente qualcosa di Divino (questa è l'opinione di alcuni amici Ortodossi, tra cui un sacerdote russo che vorrebbe imparare a celebrare secondo il rito tridentino in uso nelle comunità ortodosse occidentali, dopo che ha assistito a una Messa tradizionale). Certamente le liturgie orientali hanno un che di angelico, di apostolico, di antico, nonché dei testi veramente belli, pregnanti e "monastici". Viceversa, i testi romani più scarni e il rituale più conciso ma forse più "canonico" ben si adatta a una liturgia seria, composta e ordinata, quale dev'essere quella di noi uomini che aspiriamo a raggiungere il Cielo.
    Se volessimo dare delle definizioni, il rito bizantino ben s'adatta al clima dei monasteri, mentre quello romano nel suo ordine e nella sua concisione mistica, che non manca di splendore e pompa liturgica ove necessario, si adatta bene alla vita del clero secolare, delle parrocchie e delle Cattedrali, ove manca quello slancio al Cielo tipico della vita monastica, ma non deve mancare quell'unica e santa spiritualità cristiana che entrambi gli antichi riti, romano e bizantino, trasmettono ai fedeli.

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    1. Ogni scelta ha il suo vantaggio e svantaggio. Il rito bizantino necessita di comunità ben preparate per essere celebrato come si deve (soprattutto per quanto riguarda i Mattutini) ma ha ampiezza e profondità. Il rito romano antico non necessita di una grande preparazione (al punto che da solo uno lo può tranquillamente imparare) ma non ha grande ampiezza e profondità muovendosi con una mentalità piuttosto giuridico-romana dove ogni parola in più non era amata. L' "atmosfera" spirituale del rito ambrosiano antico, da questo punto di vista, è già assai migliore.

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  2. Buon pomeriggio sig. Pietro;
    Come posso contattarla privatamente? Avrei bisogno di scriverele una mail...se non è un problema per lei,
    Grazie

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    1. Mi lascia l'indirizzo della sua e-mail in questo post e poi ovviamente io non lo pubblicherò ma le risponderò direttamente.

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  3. Vi sono gli Inni che nel rito Romano hanno testi non "strettamente" biblici.

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    1. Inni che sono stati ritoccati qualche secolo fa per obbedire al classicismo. Allora davanti a questa operazione si disse: "La classicità è avanzata, la pietà è retroceduta". Alla fine a rimetterci le penne è sempre la pietà...

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  4. Gentile sgr. Pietro,

    inanzittutto vorrei farLe i complimenti per il suo lavoro, che senza dubbio non sarà stato proprio facile. Ma sia il testo in se che il commento da Lei scritto mi hanno fatto riflettere, sia sulle differenze fra l’una e l’altra tradizione litúrgica (di cui ammentto non conoscere assai bene quella bizantina), sia su qualche particolare della sua opera. E vado quindi al dunque:

    1) La liturgia romana “classica”, nel senso di non modernizzata, morì nel 1911: quell’anno papa Pio X decise arbitrariamente (e con il pretesto di alleviare la carica di preghiera dei preti) di mutare (stravolgere, si potrebbe dire) l’ordine dei Salmi. Questo fu infatti il primo passo verso la riforma generale compiuta negli anni 50’ con l’abolizione de vecchi riti della Settimana Santa e lo stravolgimento dell’intera liturgia romana negli anni 60’. Quindi la disposizione dei Salmi del Breviario del 1961, nonchè di molti altri elementi del Divin Ufficio, non riporta la situazione nel rito romano veramente tradizionale, ma soltanto una fase di transizione tra la prima riforma del 1911 e quella (ancor più dannosa) del 1970.

    2) Come (supongo) accade pure nel rito bizantino, la liturgia della festa non è costituita soltanto dalla Messa o dai Vespri, ma da tutto l’Ufficio del giorno, che certo in una festa di particolare importanza come questa incomincia coi primi Vespri e finisce con quei “secondi”. Ma nel fratempo ci sono le altre ore. Nella tradizione romana si vede certo una prevalenza degli elementi biblici sopra quelli patristici o posteriori (non parliamo delle aggiunte barocche), ma invece i notturni dei Mattini presentano un’ampia raccolta di omelie dei santi Padri; è proprio quest’ora in cui la maggioranza degli elementi “non-biblici” appare visibile.
    (segue)

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  5. 3) Poi la “ricchezza” litúrgica del rito romano (come pare succedeva pure in altri riti dell’Occidente) si concentra nella variabilità delle orazioni (“collette”, ma anche nei Prefazi, che fanno parte dell’anafora) dei singoli giorni, sviluppatasi sin dal IV secolo. E’ pur vero che sul piano dell’innica ed altri elementi è molto più sobria. Un prete cattolico, J. Hunwicke, diceva qualche anno fa che la differenza di fondo tra la spiritualità (liturgica) bizantina e quella romana originale si trova nel fatto che il rito bizantino a bisogno di proclamare ad ogni passo le Verità di fede, mentre a Roma queste Verità vengono “ommesse” proprio perché ritenute indiscutibili.

    A mio avviso quindi la pubblicazione di una sola festa non può fare giustizia allo spirito di un’intera liturgia. E’ anche vero che Lei ha limitato la sua edizione alla Messa e i due Vespri, lasciando da parte i Mattini; e pure che ha utilizzato i “libri liturgici del 1962”, che come ho accennato prima non credo devano essere considerati “tradizionali”. Ma non vorrei che interpretasse questo mio commento come una critica distruttiva: mi pare invece che il suo lavoro sia un’opportunità per riflettere sui concetti di tradizione, richezza ed austerità liturgica, nonchè atteggiamenti verso Dio.

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  6. Mi permetta una piccola coda: proprio nell’orazione della Messa della veglia di san Pietro e san Paolo si parla della Chiesa in questi termini: quos in apostolicae confessionis petra solidasti. E’ significativo che questo testo, che sembra abastanza antico, non identifiche la pietra sulla quale si fonda la Chiesa con Pietro stesso, ma con la sua confessione di fede.

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  7. Accetto ben volentieri le sue osservazioni quindi non tema di farmene. Se gli argomenti sono sostenuti in modo profondo e intelligente meritano di essere ampiamente ascoltati.
    Per quanto riguarda la liturgia romana all'inizio le cose non mi erano chiare ma oggi sono propenso a pensarla come lei. Aggiustamenti e compromessi l'hanno portata sull'orlo di un revisionismo totale fino al punto di farla divenire un rito completamente nuovo quale è il "ritus modernus" approvato da Paolo VI. Il "ritus modernus" non è romano, per quanto abbia qualche sua preghiera, ma risente di mentalità, finalità e desideri di commissioni liturgiche moderne. È un rito ampiamente impregnato di mentalità moderna che tende a razionalizzare la fede tradizionale. È un'altra cosa.

    Ma per giungere a ciò il mondo cattolico vi è stato condotto a piccoli passi. Ha dimostrato a se stesso che la liturgia non era proprio intangibile, che il pontefice romano aveva il potere di ritoccarla, sistemarla per poi cambiarla. E siccome la liturgia è espressione della tradizione, ci si pone davanti al dilemma se l'autorità è chiamata a servire la tradizione o a (ri)fondarla.

    Poi ci sono certamente quelli che vogliono armonizzare a tutti i costi qualsiasi cambiamento dicendo che i discorsi da noi sollevati sono sciocchezze e che nulla, in fondo, è cambiato. Ma siamo convinti che sono puri giochi di parole per illudere e autoilludersi.

    Fatto sta che la liturgia cattolica è veramente cambiata ed è stata rifondata. Che ciò sia lecito o meno, poi, è un lungo discorso.

    Tutto questo insieme di cose mi spinge, ovviamente, ad osservare le liturgie medioevali piuttosto che quelle attuali (che non mi dicono proprio nulla).

    Interessante il suo ultimo commento (11 giugno 2017 03:54) che indica come, anche qui, la Chiesa antica e altomedioevale avesse una visione molto più ampia di quanto poi si è affermato.

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